Ufficio messo comunale

messo

Messo comunale:
Ripamonti Efrem

Funzioni

Sin dal tempo in cui l'uomo costituì le prime comunità organizzate, con ogni probabilità, vi fu l'esigenza di portare ad altri (gruppi o persone) notizie e messaggi.
Sotto questo aspetto la figura del messo inteso come messaggero, portatore di notizie o, più semplicemente, come corriere risale agli albori della civiltà.
I sistemi di trasmissione dei messaggi a mezzo corriere si è evoluto nel tempo diventando sempre più celere, preciso e regolare.
Se nell'antico Egitto ed in Assiria i messi erano schiavi ai quali era affidato il compito di portare messaggi scritti, in Persia costituivano un corpo speciale del quale il re si serviva per trasmettere e ricevere notizie.
I romani, da buoni organizzatori quali erano, migliorarono il servizio per lo scambio dei messaggi rendendolo più celere e regolare grazie soprattutto alla creazione di una rete stradale che si estendeva anche alle più lontane province.
Si deve ai romani l'istituzione del "cursus publicus" per lo scambio dei messaggi tra le varie autorità dello stato ed i suoi funzionari. Il cursus publicus venne poi ulteriormente perfezionato con il "cursus velox" (effettuato a mezzo di corrieri a cavallo) ed il "cursus claburalis" (a mezzo di carri) e prevedendo appositi e distinti servizi per il recapito dei messaggi dello stato, dei militari e dei privati.
Con la caduta dell'impero romano anche il sistema organizzato di comunicazione posto in essere si dissolse regredendo a forme più arcaiche. Nei secoli che seguirono fu ripristinato un servizio di corrieri per lo scambio regolare dei messaggi introducendo con il tempo nuovi modi e forme di trasmissione o recapito più rispondenti al progredire della civiltà ed alle sue articolate necessità.
L'evolversi del servizio ha finito per differenziare nettamente il semplice scambio di messaggi e della corrispondenza dalla notificazione e comunicazione (di atti della pubblica amministrazione) propriamente intese.
Questi ultimi istituti assumono nel campo del diritto una particolare valenza rappresentando il momento in cui la pubblica amministrazione porta a legale conoscenza dei terzi il contenuto di propri atti e dal quale possono discendere particolari effetti.

E' opportuno precisare che:

• la notificazione è sempre diretta ad uno o più soggetti determinati ed individuati e deve essere effettuata nei modi e forme di legge;

• la comunicazione, quando non è personale, è rivolta a soggetti indeterminati non singolarmente individuabili e, di norma, avviene mediante pubblicità e/o pubblicazione (Gazzetta Ufficiale, bollettino della regione, Albo pretorio, ecc.).

Da quanto sopra consegue che il messo comunale è quel dipendente del Comune al quale è attribuito il compito di portare a conoscenza dei destinatari determinati atti dell'amministrazione di appartenenza o più in generale della pubblica amministrazione.

IL MESSO COMUNALE

La vecchia legge comunale e provinciale riservava una particolare attenzione al messo comunale sia per quanto riguardava i requisiti richiesti per ricoprire il posto che le modalità di nomina e le funzioni.
In particolare l'articolo 273 del T.U. 383/1934 stabiliva, tra l'altro, che la nomina doveva essere approvata con decreto del Prefetto.
Questa disposizione e le norme previgenti all'entrata in vigore della legge di riforma delle autonomie locali sono state abrogate (v. art. 64 , comma 1, lettera c), della legge 142/90 e art. 274, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 18.8.2000, n. 267).
La materia è oggi di competenza degli enti locali che sono tenuti a disciplinare interamente l'istituto, fermo restando che non sussiste più l'obbligo della nomina prefettizia e che i dipendenti ai quali viene attribuita la qualifica di messo comunale devono possedere i requisiti richiesti dalla norme vigenti per l'accesso al pubblico impiego.
Anche le norme di comportamento del messo comunale non differiscono da quelle previste per gli altri pubblici dipendenti dal D.M. 31.3.1994 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 28 giugno 1994, n. 149) e da ultimo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Funzione Pubblica con decreto 28.11.2000 (in G.U. 30.4.2001, n. 84).

Il messo in particolare è tenuto:

• ad osservare gli obblighi di diligenza, lealtà ed imparzialità che qualificano il corretto adempimento della prestazione lavorativa;
• a tenere un comportamento tale da stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione tra i cittadini e l'amministrazione;
• ad anteporre il rispetto della legge e dell'interesse pubblico agli interessi privati propri od altrui;
• ad ispirare le proprie decisioni e comportamenti alla cura dell'interesse pubblico che gli è affidato e del quale assume le responsabilità connesse ai propri compiti;
• ad evitare nella vita sociale situazioni e comportamenti che possano nuocere agli interessi o all'immagine della pubblica amministrazione da cui dipende.

L'inosservanza del codice di comportamento da luogo a procedimenti e sanzioni disciplinari senza pregiudizio per altre azioni eventualmente esperibili in materia di responsabilità penale o civile.
Occorre poi evidenziare che il rispetto delle norme di comportamento riveste una particolare importanza per il messo comunale in quanto la natura stessa delle funzioni che svolge lo portano ad un più frequente ed immediato contatto con il cittadino.
Va anche considerato il fatto che il primo impatto degli utenti che accedono al comune coinvolge quasi sempre il messo (che nella maggioranza dei casi svolge anche le mansioni di usciere o presta servizio in divisa) al quale il cittadino fa riferimento per informazioni o notizie circa i servizi o gli uffici cui rivolgersi.
Sotto questo profilo il messo è tenuto a dimostrare la massima disponibilità ed a prestare paziente attenzione ad ogni richiesta risultando del tutto evidente che un comportamento inadeguato, scorretto, non confacente o consono al ruolo (per incompetenza, scortesia, od altro) può generare un atteggiamento di sfiducia nei confronti dell'amministrazione o comunque nuocere gravemente all'immagine della stessa.
Nell'esercizio delle sue funzioni il messo comunale, in base alla nozione dell'articolo 357 del codice penale, è considerato pubblico ufficiale e come tale se da un lato gode delle particolari forme di garanzia per gli eventuali delitti compiuti nei suoi confronti ( articoli 336 e seguenti codice penale) dall'altro ha l'obbligo di denunciare all'autorità giudiziaria i reati di cui sia venuto a conoscenza nell'esercizio e a causa delle sue funzioni ed è soggetto, in caso di omissione o violazione dei doveri connessi alla qualifica rivestita, a particolari responsabilità penali (tipiche od aggravate rispetto ai reati comuni).

Tra i delitti in cui può incorrere il messo comunale in qualità di pubblico ufficiale si evidenziano, in particolare, quelli previsti dai sotto richiamati articoli del codice penale:

• articolo 323, abuso d'ufficio;
• articolo 324, interesse privato in atti d'ufficio;
• articolo 326, rivelazione od utilizzo di segreto d'ufficio;
• articolo 327, eccitamento al dispregio e villipendio delle istituzioni, delle leggi e degli atti dell'autorità;
• articolo 328, rifiuto od omissione atti d'ufficio;
• articolo 361, omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale.

Si ricorda, infine, che anche il messo comunale nel trattare i dati deve attenersi alle disposizioni contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali (D.Lgs. 196 del 30 Giugno 2003). L'inosservanza di queste norme è, infatti, fonte di responsabilità e comporta il risarcimento del danno ai sensi dell'articolo 2050 del codice civile se si cagiona danno ad altri.

Contatti

 
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Orari di ricevimento

Lunedì: 10.00 - 12.30
Giovedì:

17.00 - 18.30

Sabato: 10.00 - 12.00